Riflessioni sulla Fiera di Stoccolma

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Come ogni anno, approfitto dell’ospitalità del bar dell’aeroporto di Stoccolma per scrivere, a caldo, le riflessioni sulla “Fiera del mobile e dell’illuminazione nordica”. La prima, inevitabile riflessione è sull’orario. Viaggiare Ryanair ha i suoi vantaggi, ma obbliga a improbabili levatacce. Sveglia, ore 3,15; navetta, ore 3,50 (strategicamente ho scelto un hotel a due passi dal terminal). Mentre scrivo, qui in aeroporto, sono le 5,30 del mattino. Ma il gioco vale la candela. La seconda riflessione è su Stoccolma, una città che sto imparando ad amare (è la mia quinta volta qui e ci tornerò a maggio). Bella, vivibile, moderna, colta, elegante, altera. Nemmeno troppo fredda, devo dire. Sempre in fermento. Capisco i tanti designer, da Nichetto a GamFratesi (quest’anno premiati come designer dell’anno in fiera) i quali, anche per questioni di cuore, ne hanno fatto una seconda casa. La terza riflessione, e qui arriviamo al nocciolo, è sulla fiera. Confermo. È la mia preferita. Non è grandissima, ma proprio qui sta la sua bellezza: nella selezione che gli organizzatori fanno delle aziende partecipanti. Bandita ogni forma di decorazione, lo spirito della fiera è il rispetto di quella tradizione, tutta scandinava, che fa della pulizia delle forme il suo cavallo di battaglia. Una ricerca intorno alla pura essenza dell’oggetto che non degenera mai in un minimalismo freddo e senz’anima. Tutt’altro. Sembra un paradosso, ma il design nordico è al contempo essenziale e decorativo, rigoroso ed espressivo. Mi viene in mente una frase di de Saint Exupéry, l’autore de Il Piccolo Principe (la frase è fra le citazioni che ruotano nella homepage di Design Street) che dice: “La perfezione non si raggiunge quando non c’è più niente da aggiungere, ma quando non c’è più niente da togliere”. La quarta riflessione è su “Greenhouse”, la sezione dedicata ai giovani talenti e alle scuole di design. Una tappa per me irrinunciabile. Sebbene quest’anno non mi abbia entusiasmato come al solito, ogni volta che la visito mi tolgo il cappello. Ma di Greenhouse parlerò in un prossimo editoriale, perché ho fatto diverse osservazioni e le voglio mettere a confronto con la situazione italiana.

Questa volta, oltre alle tradizionali foto che tanti di voi  mi hanno chiesto, ho voluto tentare un piccolo reportage video di una giornata in fiera. Niente di speciale. È girato con un semplice iPhone e montato in albergo a sera tarda sorseggiando un caffé svedese. Vogliate perdonarmi la qualità delle riprese, il tremolio dell’immagine e il montaggio approssimativo. La prossima volta cercherò di fare meglio!

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