Plastic Chair: la sedia dell’American Dream

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Immaginate l’america dei “favolosi anni cinquanta”, quella della ripresa dopo il secondo conflitto mondiale, la crescita economica, il benessere, l’istruzione, il consumismo, la pubblicità, i rotocalchi, i fumetti e i centri commerciali… Insomma, il sogno americano, the american dream.

Ora immaginate la classica casa americana dell’epoca, all’interno della quale avreste trovato un mucchio di strabilianti, favolose novità: il riscaldamento centralizzato, l’acqua corrente, le enormi automobili, i televisori, gli scintillanti elettrodomestici e gli arredi economici, efficienti e leggeri.

Queste comodità alle quali oggi siamo abituati hanno migliorato la qualità della vita facendoci risparmiare tempo e fatica e sono il frutto del lavoro di grandi menti che, negli anni ’50, si sono messe al servizio della ripresa e hanno permesso al design di entrare nelle nostre case come presenza quotidiana.

Grandi menti come quelle dei coniugi americani Charles e Ray Eames, che credevano che l’abitazione dovesse essere “cucita addosso” ai proprietari e che, con il loro design, puntavano a produrre il meglio per il maggior numero di persone, al minor prezzo possibile. Un concetto che perfezionarono nel 1950 ideando la Plastic Chair, un guscio di fibra di vetro e resina poliestere stampato in un pezzo unico che, unito a diverse tipologie di gambe, forma sedute belle e comode.

Le Plastic Chair sono le prime sedie di plastica prodotte in massa e introducono una nuova tipologia di arredo caratterizzato dalla cosiddetta “linea organica” con le sue forme avvolgenti e le curve che richiamano quelle del corpo umano.

Comodamente seduti su uno di questi capolavori, sorseggiando un delizioso milkshake, avreste probabilmente ascoltato la vostra radio a transistor trasmettere le note spensierate di That’s Alright, Mama, primo singolo di un giovanissimo Elvis Presley che da li a qualche anno avrebbe portato in tutto il mondo il Rock and Roll, una fusione del rhythm ’n’ blues dei neri e del country dei bianchi.

O anche il soave soul di Unforgettable, brano scritto da Irving Gordon ma reso celebre dalla versione incisa nel 1951 da Nat King Cole.

Unfogettable, indimenticabile, esattamente come questa sedia diventata una delle più note icone del design, imitatissima ancora oggi e perfettamente adatta ad arredare gli ambienti più disparati: cucine, salotti, uffici, sale conferenze, ristornati, caffetterie, sale d’attesa, auditorium, terrazzi e giardini.

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