Meneghello Paolelli Associati

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Design Street intervista Meneghello Paolelli Associati 

Meneghello Paolelli Associati è un giovane studio milanese fondato dai designer Sandro Meneghello e Marco Paolelli, entrambi classe 1979, entrambi laureati con lode al Politecnico di Milano, che si sono riuniti dopo diverse esperienze internazionali: dalla Central Saint Martins College di Londra e la Norwegian University of Science&Technology di Trondheim, alla Köln Kisd University e EDF R&B a Parigi. Hanno disegnato per Unopiù, Artceram, Porcellanosa, Glass Idromassaggio, Victorian & Albert, Ridea, Bertocci, Fima Carlo Frattini, Hidra, Kreaty, Fasem, Emoh…

DS: Quando avete capito che avreste fatto i designer?

MPA: Ne stiamo prendendo atto negli ultimi anni, ma non ne siamo ancora convinti al 100%. Siamo alla ricerca costante di una exit strategy!!!

DS: Cosa consigliereste a un giovane che intraprende questa professione?

MPA: Sicuramente di essere umile e predisposto ad imparare a tutti i livelli (dal progetto, alla produzione, alla comunicazione e al marketing). Ma soprattutto di lasciare stare i settori e le aziende più gettonate per concentrarsi su ambiti nuovi… in poche parole le sedie lasciatele fare ai designer milanesi!

 

DS: Quali sono i vostri nuovi progetti?

MPA: Il nostro studio è sempre in continuo movimento, e alla base della nostra riceerca c’è la voglia di rivolgersi a mercati sempre più ampi e settori merceologici molto diversi tra di loro. La nostra vision a medio termine è quindi finalizzata alla diversificazione di prodotto e ad una progressiva internazionalizzazione dello studio.
Da questo spunto, oltre ad un forte focus nell’arredo bagno e nell’arredamento tout court, i nostri sforzi sis tanno focalizzando al mondo dell’Outdoor furniture, dove collaboriamo con varie realtà europee, alla progettazione di due nuovi sistemi di tende a bracci e presentermo a breve una collezione di biciclette elettriche, miniscooter elettrico e un nuovo concept di foldable bike, anch’essa elettrica.
In questo senso credo che diversificazione sia la parola chiave.

DS: Design sinonimo di estetica – allegro, friendly, ironico – e design sinonimo di funzionalità: due scuole di pensiero che oggi convivono… Voi cosa ne pensate?

MPA: Estetica Vs Funzionalità è una diatriba insita nelle varie sfaccettature del design, direi che da un lato è alla base stessa del design contemporaneo, così alla base che reputo sia quasi diventato superfluo.

Nel nostro caso parlarei di design come Consulenza Aziendale; come uno strumento di affiancamento alle variegate realtà industriali, come una leva per qualificare e aggiugnere valore ad una certa produzione industriale e di riflesso all’azienda stessa.
Il design fine a se stesso, chiamiamolo per facilità “estetico”, avulso da logiche commerciali e tecniche non ha più senso che esista, come non ha senso un design unicamente funzionale.
Da qui invece la necessità di un design sinergico alle azienda di riferimento, alle logiche economiche, commerciali e distributive.

DS: Quali pensate che siano le aree di maggior interesse per il futuro?

MPA: Sicuramente la mobilità, e non è un caso che sia noi che altri studi si stiano confrontando con il tema della mobilità elettrica.
In assoluto il design industriale è applicabile a molti settori e oggetti che a tutt’oggi ne sembrano essere immuni. La nostra sfida è cercare di carpirli e rivalorizzarli dandogli una nuova identità e dignità. Processo non semplice e immediato, ma sicuramente stimolante e divertente.
Solitamente in Italia si associa il design al mondo dell’archiettetura, quindi illuminazione, arredamento oppure al prodotto industriale complesso, tipo elettronica. Ma in realtà il design è veramente ovunque, quindi sicuramente nel futuro ci sarà da divertirsi nel cimentarsi in nuove sfide in nuove progettazioni.

DS: Il web cresce sempre più come fonte di informazione. Che caratteristiche deve avere un blog o un web magazine di design oggi?

MPA: Anche nel web è importante “il progetto editoriale” che sta dietro alla scelta delle notizie, che dovrebbero essere legate da una guida, da un filo conduttore, che aiuti la lettura e dia una “visione”. Chiaramente questo necessita tempo, professionalità e dedizione e spesso è molto difficile abbinare la qualità con la velocità che viene richiesta al web.

 

DS: Le tre parole d’ordine del design contemporaneo

MPA: Intelligente, furbo, che abbia senso di esistere

DS: Qual è l’oggetto che più di ogni altro rappresenta la contemporaneità?

MPA: La telecamera portatile “Go pro”, ma probabilmente solo per qualche anno ancora

 

DS: C’è qualche pezzo che vi piacerebbe disegnare, con cui vorreste cimentarvi?

MPA: Negli anni ci siamo resi conto di aver disegnato sempre dei prodotti non a “portata di mano”, sempre ingombranti o pesanti. Sicuramente ci piacerebbe disegnare qualche cosa di piccolo, come un utensile, un accessorio o quant’altro… basta che sia piccolo!

DS: Un’ultima domanda: come definireste le vostre rispettive case?

Marco Paolelli: Ecco, la mia casa è “shabby chic”, che per certi aspetti è molto distante come gusto rispetto alla nostra progettazione, un po’ come il “calzolaio che gira con le scarpe rotte”!
Progettare un oggetto è molto distante dal progettare una casa, e per quanto abbia più di qualche prodotto da noi disegnati, non riuscirei mai a concepire la mia abitazione come concepisco un prodotto…

Sandro Meneghello: In fase di ristrutturazione in studio mi prendevano in giro perché confrontavo i diversi RAL di bianco dei mobili, delle porte e della cucina per avere la stessa tonalità. La parola chiave direi che è quindi “bianco”! In generale tendo a tenere l’ambiente neutro e silenzioso, per poi caratterizzarlo con gli oggetti, che si possono cambiare più frequentemente e con meno sforzo.

www.meneghellopaolelli.com

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