Londra batte il London Design Festival per 6 a 0

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Il mio entusiasmo nei confronti della fiera di Londra e della rispettiva Design Week comincia a vacillare. O forse sono solo io che, dopo averla mitizzata per tanti anni, comincio a ridimensionarla e a collocarla nella giusta posizione. Fatto sta che quest’anno, per la prima volta, torno dalla capitale britannica con sentimenti contrastanti, tra grossi entusiasmi e pesanti delusioni, che vado ad affrontare per punti.

Partiamo dalla fiera 100% Design, una piccola ma selezionata fiera che unisce diverse sezioni: bagno, cucina, rivestimenti, design, ufficio, giovani promesse…. Tutto (forse troppo) in così poco spazio. La mia impressione fino all’anno scorso era che c’era una selezione molto accurata che giustificava questa “massa eterogenea” di aziende. Quest’anno per la prima volta mi ha dato l’impressione di piccola fiera di provincia. Molti brand sono andati a esporre fuori, quelli che li hanno sostituiti non mi sono sembrati all’altezza e la selezione sembra aver lasciato spazio al caos. Anche tra le “giovani promesse”, sempre ben rappresentate, ho fatto fatica a trovare proposte interessanti. Insomma…

Grande delusione e voto insufficiente. Un bel 5, sperando che l’anno prossimo torni ad essere quella di prima, altrimenti non ci torno più!

Ottime conferme da Designjunction di New Oxford st. (che invece nell’ultima edizione milanese è stato una piccola delusione…) e dalla coppia Tent London/Superbrands di Brick Lane (anche se quest’anno un po’ sottotono rispetto ai precedenti), due appuntamenti che si confermano i migliori del Festival.

Voto? Rispettivamente 8 e 7…

Splendido come sempre Victoria & Albert Museum. Non solo è l’hub ufficiale del LDF, con le sue spettacolari installazioni che mescolano arte e design (da segnalare quella di Barber & Osbergy nella sala di Raffaello e la bella mostra sugli “oggetti disobbedienti”), ma è anche uno dei più incredibili musei al mondo (e uno dei miei musei preferiti in assoluto!). Un enorme labirinto dedicato a tutto ciò che l’uomo ha prodotto nei secoli. Voto, 9!

Concluderei con due parole sul London Design Festival in generale. A parte le tre eccellenze qui ricordate, e molte altre più piccole che non cito per mancanza di spazio, il voto è appena sufficiente. Direi 6+.

I design districts continuano a crescere senza ragione, vantano centinaia di eventi ma una buona parte sono bar o negozi che nulla hanno a che fare con il design e tu fai chilometri a piedi, mosso da sana curiosità, per raggiungere spazi segnalati nella guida ufficiale ma privi di alcun senso.

Inoltre la “partecipazione popolare” è molto bassa (solo pochi “addetti ai lavori” e solo in pochi quartieri) e se è vero che a Milano la ressa è eccessiva, qui salta all’occhio la distanza abissale tra il mondo luccicante del “design circus” e la città che la ospita.

Ricordate la nota polemica (che ho ripreso su Design Street e parzialmente condiviso) del collega Marcus Fairs, direttore di Dezeen, che provocatoriamente dichiarava morta Milano come capitale del design? Dopo questa ennesima full immersion nel LDF posso affermare che se è vero che la design week milanese è degenerata in un grande fiera campionaria (con offerte sempre meno di design e sempre meno “di qualità”), altrettanto provocatoriamente rispondo che il London Design Festival non è mai nato.

Ultima parola sulla città di Londra. Affascinante, straordinaria, in continuo fermento. Architetture che fioriscono da un anno all’altro, cantieri aperti dappertutto. Locali, bar, negozi, mercatini che non hanno eguali in nessuna parte del mondo. La città delle tendenze per antonomasia, un paradiso per chi fa il mio lavoro. Probabilmente Londra non ha bisogno di creare una “Design Week”. È una “Design City” talmente unica che una modesta design week non può che scomparire in confronto a tanta bellezza.

La miglior design week  non è quella del festival, ma quella che chiunque di noi può trascorrere in qualsiasi periodo dell’anno curiosando per i quartieri di Londra!

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