Eicma, il salone delle moto di Milano si conferma la più bella vetrina di un mercato dinamico, competitivo e ricco di energie progettuali. Continua evoluzione e qualità tecnico-prestazionali sono sempre più diffuse e livellano verso l’alto ormai tutte le case. Salvo eccezioni, ogni prodotto risulta oggi in grado di affrontare e a volte vincere il confronto con il bench marking che il marchio BMW in sostanza rappresenta nel settore, di cui questa volta non parleremo per non ripeterci e in assenza di novità di rilievo.

Tre sono le regine di questa edizione di Eicma, che meglio rappresentano gli attuali trend: Bonneville 1200 cc Triumph, classico retrò; MT10 1000 cc Yamaha, futuro e tecnologia; V9 900 cc Moto Guzzi, tradizione e semplicità.

La casa inglese, spinta anche dalle costanti conferme commerciali, abbandona modelli dalla identità incerta e con decisione investe nel mondo della tradizione che la Bonneville da sempre rappresenta, dotandola di un nuovo motore 1200 che pone le condizioni per una moto sempre docile ma di più ampio orizzonte di utilizzo. La scelta è chiara: stare nel classico con mezzi semplici da portare e gestire, dalla linea pulita ed affascinante -si veda la versione sportiva Thruxton-, rivolti ad un pubblico ampio che altrimenti non si avvicinerebbe al settore.

La casa giapponese sceglie il campo della ipermoto sia dal punto di vista tecnico-prestazionale -il motore è derivato dalla supersportiva R1-, sia da quello del design aggressivo e senza compromessi. Per Yamaha con la serie MT la strada è quella del futuro e del suo linguaggio formale, con qualche complessità e mancanza di armonia forse volutamente ricercate. Va altresì detto che con la serie definita non a caso Sport Heritage -XSR 950 e 700-, si torna anche con questo marchio ad essere sensibili alla semplicità del prodotto, ponendosi esattamente a cavallo tra tradizione e modernità.

Infine la Moto Guzzi, che con la V9 amplia la gamma della V7 portando la cilindrata a 900 cc e replicando una mossa simile alla Bonneville 1200, ma con qualche distinzione: la cilindrata è troppo simile al precedente modello, mentre si poteva stare nel mezzo tra V7 e i 1400 cc della California, con tutti i vantaggi che un 1000, 1100 o 1200 cc può dare anche solo in termini di gratificazione simbolica del cliente. Poi il design, che purtroppo non convince: bello il disegno del blocco motore e dei cilindri del classico V fronte marcia; piuttosto banale il resto inteso come integrazione motore-telaio e soprattutto come disegno del serbatoio, elemento fondamentale in una moto di impostazione classica. Non si capisce perché: non riprendere ed evolvere quello molto bello e identitario della V7, non porre un po’ di attenzione anche ergonomica nella scelta del suo profilo decisamente spigolato, perdendo in feeling fisico con il mezzo e in family feeling con la sorella minore, cosa che avrebbe rafforzato non poco entrambi i modelli. Misteri del marketing e del centro stile.

Molti sono gli altri interessanti modelli e concept presentati in questa edizione, ma con un ruolo minore sia nell’ambito del catalogo delle rispettive case, che per il potenziale commerciale e di diffusione al grande pubblico. In ogni caso la visita a Eicma è senz’altro, per gli appassionati, molto gratificante.

www.eicma.it

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