La Dutch Design Week di Eindhoven dalla A alla Z

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La Dutch Design Week di Eindhoven dalla A alla Z

Sono appena rientrato dalla Dutch Design Week di Eindhoven, quello che, a detta degli organizzatori è l’evento di design più grande del Nord Europa. Devo ammettere, una mia lacuna, lo riconosco, di averla sempre considerata uno dei tenti eventi minori che spuntano qua e là per l’Europa. Ma mi sbagliavo di grosso.
La Dutch Design Week è al contrario il Design Festival più bello e meglio organizzato che abbia mai avuto il piacere di vedere. Un grande evento dedicato al design non come prodotto ma come pensiero. Il design come processo culturale, creativo e innovativo. Insomma, il design con la D maiuscola.

Sono talmente eccitato da quello che ho visto che ho preparato un ABC della Dutch Design Week di Eindhoven. Una guida dalla A alla Z (proprio in senso letterale) basata su quelle che per me sono le parole chiave del Festival. Se volete ulteriori informazioni, qui trovate il sito ufficiale: www.ddw.nl

Se ci andate, o se la conoscete, fatemi sapere le vostre opinioni.

A come Atmosfera

L’atmosfera della DDW è un giusto compromesso tra (per citare i tre eventi che conosco meglio) la fredda distanza della London Design Week, lo snobismo per addetti ai lavori della Stockholm Design Week e l’allegra e “caciarona” voglia di party del Fuorisalone. Un’atmosfera davvero positiva, giovane, creativa, trasversale. Che coinvolge un pubblico curioso e composto formato da giovani e meno giovani, professionisti e famiglie con bambini. Quella di un evento culturale (quale è infatti il DDW) e non da fiera o da evento esclusivo.

B come Biglietti

Essendo un evento culturale grande come la città, l’accesso a diverse installazioni è a pagamento. Un bel modo di fare selezione e lasciare fuori quelli che sono interessati solo ail buffet… Il biglietto costa 19,50 € e permette l’accesso illimitato per 9 giorni a tutti gli eventi, ai concerti (vedi M di Musica), permette di noleggiare gratuitamente una bicicletta per girare fra i vari luoghi della città. Non esiste biglietto giornaliero, ma c’è un Family Ticket a 50 € (valido per 2 adulti + max 3 figli). I bambini sotto i 12 anni non pagano

C come Cultura del design

Già. La cosa più bella di questo festival del design è che è dedicato alla Cultura del design (con la C maiuscola). Non al prodotto, non al business, non all’estetica, non alla vendita. Solo alla cultura. Bravi, bravi e ancora bravi. La città si trasforma per 9 giorni nella capitale mondiale della Cultura del design (Milano resta la capitale mondiale del design, ma con una sfumatura molto diversa…).

Tutto in prospettiva di un futuro che è già alle porte. Le parole chiave sono ricerca, sperimentazione, innovazione, tecnologia, nuovi materiali, food, 3D, trasporti, crowd founding, realtà aumentata, partecipazione, salute, città, abitare smart…

D come Design Academy di Eindhoven

Una delle scuole di design più famose al mondo ha aperto le sue porte per mostrare i progetti dei suoi laureati. Il “Graduate show 2017”, un evento enorme (tre piani della scuola con tanto di bar e ristoranti interni) che raccoglie centinaia di prodotti di ogni genere. Tante altre università del design hanno esposto a Eindhoven, soprattutto nel quartiere simbolo, the Strijp. A dimostrare che le scuole di design del Nordeuropa non hanno nulla da invidiare alle nostre. Anzi.

E come Energia

Il festival sprigiona un’energia creativa che non vedevo da tempo. Forse alle prime due edizioni di Ventura Lambrate (che non a caso è un’enclave olandese al Fuorisalone di Milano) e al DMY di Berlino. Un’energia contagiosa che coinvolge tutta la città. Non per bere un prosecco al party più “VIP”, ma per farsi delle domande concrete sul nostro futuro. Un’energia che solo i giovani sanno tramettere con tanta forza

F come Food

Il cibo è uno dei temi più caldi per il nuovo design. E non solo all’interno della interessante Embassy of Food (vedi V come Visioni). Da una parte il cibo sostenibile, la ricerca di nuove fonti di alimentazione (dai funghi, dalle alghe, dai muschi agli insetti) energetiche, disponibili a basso costo e a basso impatto ambientale. Dall’altra un nuovo modo di consumarlo, più consapevole, più intenso, con strumenti (contenitori di ogni forma, posate, coppe etc.) pensati appositamente per amplificare piacere sensoriale. Un aspetto lontano dal “food design” come lo intendiamo di solito. Ma molto più affascinante.

G come Green

Green inteso in due sensi. Da una parte il tema del verde urbano è di grande attualità. Dall’urban farming a un rapporto più diretto tra gli abitanti delle città e la natura che ci circonda. Dall’altra, l’attenzione all’ambiente, ai consumi, ai rifiuti, al riciclo, all’inquinamento, alla sostenibilità e alla riduzione dell’impatto umano sul mondo. Due temi nei quali il design può fare molto…

H come Hotel

The Student Hotel, di fronte alla Stazione Centrale.Un grattacielo di 24 piani in parte design Hotel e in parte pensionato per studenti. Un luogo creativo, arredato con gusto, pieno di foto di studenti, di scritte, di vita… (a piano terra, uno dei bar/ristoranti più vivaci di Eindhoven). Qui ogni elemento viene presentato con un motto ironico e una bellissima grafica. Dalla chiave elettronica (Love is the Key), alla matita sul comodino (Write now!) alla presa usb “Power to the people”. Un design molto caldo, trendy e molto personale. È arredato con uno stile scandinavo vintage ma dai toni vivaci ed è pieno di spazi comuni dove rilassarsi, isolarsi, lavorare, chiacchierare… Il tutto con un animo da eterno studente (Let the student in you never die)!” Uno degli Hub del festival, ospita una interessante selezione di giovani designer e la “Contemplation Room, una stanza al 24° piano pensata per offrire esperienze sensoriali agli ospiti. www.thestudenthotel.com

I come Intimacy

Una delle cose che più mi ha colpito è la voglia di cambiare il mondo che muove i protagonisti di questo Design Festival di Eindhoven. Su tuti i fronti. Anche su quelli più intimi. La mias curiosità mi ha portato a sperimentare di persona alcune delle installazioni all’interno della “Embassy of Intimacy” (vedi V come Valori”. Tra queste, il camper trasformato in una culla semovente che offre 2 minuti di libertà dallo stress. Un ritorno nel grembo materno tra musica, profumi , morbidi velluti e un tizio all’interno che ti abbraccia in silenzio. Dapprima imbarazzante, ma poi garantisco che funziona!

L come Live

Bella l’idea di collegare un festival così giovane e dinamico alla musica. Il programma DDW Music conta oltre 70 concerti e performances live in una dozzina di locations durante i 9 giorni di evento. Dal Rock all’Hip Hop, dalla musica Indie all’acustica a, ovviamente quella sperimentale. Perché anche la musica è design.

M come Materiali

La ricerca di nuovi materiali, sintetici o naturali, riciclati o riciclabili, tecnologici o stampabili in 3D, commestibili o compostabili, è uno dei temi conduttori di tutto il festival. Così come l’uso diverso, inconsueto e innovativo di materiali che già conosciamo bene, o che crediamo di conoscere ma che per pigrizia mentale continuiamo a usare sempre nella stessa maniera.

N come NLXL

NLXL, uno dei più celebri brand di carte da parati, ci ha stupiti con un invito per poche persone nella “Wunderkammer” diel designer artista Piet Hein Week (vedi lettera P), dove ha presentato la sua nuova collezione Timber, ispirata alle essenze di legno e disegnata da Piet stesso. Per l’occasione ha invitato pochi giornalisti e blogger a una cena privata, chef d’eccezione Paola Navone che si è esibita in un superbo risotto alla milanese. Una serata che da sola è valsa il viaggio. www.nlxl.com

O come Organizzazione

Capisco che parlare di organizzazione nell’Europa del Nord è come parlare di birra a Monaco di Baviera. Nulla di nuovo… Ma qui davvero l’organizzazione ha superato se stessa rasentando la perfettione. Ottima l’art direction dell Design Festival. Ottime le 4 mappe a disposizione del pubblico: DDW Map (la classica mappa degli eventi, un centinaio, molto ben fatta), DDW Design Routes (17 percorsi tematici realizzati da altrettanti designer, giornalisti, esperti di design… Geniale!), DDW Music (con gli artisti e il calendario dei concerti) e infine Short Events, il programma di talk, eventi, workshop giorno per giorno. Rendere tutto facile e interessante è il  modo migliore per coinvolgere i cittadini e avvicinarli a temi anche complessi come quelli trattati.

P come Piet Hein Heek

Piet Hein Week è un nome che può suonare nuovo per molti, ma è un vero mito non solo in Olanda, ma in tutto il Nord Europa. Per fare un paragone, Piet sta a Eindhoven come Tom Dixon sta a Londra… Il suo enorme studio, una vecchia fabbrica riadattata con shop, ristorante, laboratori e “Wunderkammer” annessa, è una delle tappe più interessanti e visitate della Dutch Design Week. Erano esposti, in anteprima, gli straordinari mobili che Piet ha disegnato per Ikea e che saranno in vendita in tutto il mondo dal prossimo aprile. Grande talent scout, Piet Hein Heek ha selezionato una trentina di designer e li ha fatti esporre nel suo “quartier generale”. https://pietheineek.nl

Q come Qualità

Il segreto del successo di un evento, io lo ripeto da sempre, è la qualità. E la qualità non può avvenire senza un’ottima art direction e una forte selezione dei partecipanti. Due ingredienti semplici ma indispensabili, troppo spesso sottovalutati o peggio, sbandierata a parole ma poi sostituita da un più comodo “basta pagare e entri”. E alla Dutch Design Week di Eindhoven la qualità, la selezione e la direzione artistica si respirano a pieni polmoni, si apprezzano, direi quasi “si godono” per il grande piacere che riservano al visitatore. Abbiamo tanto da imparare su questo…

R come Relazioni con i media

Questo capitolo volevo metterlo alla voce B come Blogger, ma la B era già occupata. Quindi parlo di come vengono considerati i media qui. In Europa non si fa più alcuna differenza tra giornalista e blogger (ovviamente parliamo di blogger di qualità). Il mondo dei media è talmente cambiato che mi pare ottuso perseverare con questa distinzione (a Stoccolma la tessera stampa della fiera non porta più scritto “Press”, ma “Media”. E non è una sfumatura da poco…).

Come direttore di Design Street sono stato invitato dall’ufficio Stampa del Festival a un International press tour guidato tra gli eventi top del Festival e ho condiviso questo momento con giornalisti e blogger di tutto il mondo, da New York a Tel Aviv… Nessuno di serie A, nessuno di Serie B. Stesso campionato. C’è ancora tanto da imparare, qui in Italia…

S come Strijp

Strijp è l’ex complesso industriale della Philips, che dopo il decentramento produttivo del colosso di Eindhoven e il trasferimento della rappresentanza ad Amsterdam, era rimasto abbandonato. Un grosso colpo per la città, che però ha saputo incassare il colpo e reagire, trasformandolo in un vivace centro di design e creatività. Oggi ospita uffici e residenze, locali di tendenza e start up, mercati e orti urbani… Questo è il vero cuore pulsante della Dutch Design Week. Qui succede tutto. Qui ci si perde come un bambino nel paese dei balocchi, affascinati dalle architetture industriali degli anni 20, dai murales dai mille negozi che mescolano biciclette, tecnologia, abiti usati e design. Ci ho passato una giornata intera. Peccato non aver avuto già tempo…

T come Trasporti

Trasporti perfetti e impeccabili. Non solo quelli pubblici (treni e bus urbani) ma anche quelli creati  per l’occasione. Biciclette gratuite per tutti, bus navetta “Hop on Hop of” che collegano ogni 20 minuti tutti i vari distretti, e il servizio “Volvo design Rides”. 35 Volvo customizzate che trasportano gratuitamente i visitatori per le destinazioni di design (basta registrarsi online). Un servizio eccellente.Ottimo anche il servizio taxi, economico e professionale.

Concedetemi una piccola polemica personale. Se in Olanda chiami un taxi, lui arriva, ti fa salire e solo dopo fa partire il tassametro (non da quando ricevono la chiamata, come da noi!). Una volta ho chiamato un taxi che, non ero ancora salito, e segnava già oltre 20 euro. Cose da matti…

U come Unico

L’unicità della Dutch Design Week viene dichiarata esplicitamente nel sito ufficiale, che cito testualmente: “La DDW è diversa dagli altri eventi perché si concentra sul design del futuro. Sebbene l’accento sia posto su tutti gli aspetti e le discipline del design, viene data maggiore enfasi sull’innovazione , sulla sperimentazione, sulla interconnessione. Una eccezionale attenzione viene rivolta al lavoro e alla promozione dei giovani talenti”.

Una formula unica e, sebbene tanti ne parlino, loro lo fanno. E bene, anche!

V come Visione

La visione del futuro e di come il design possa contribuire a migliorarlo sono alla base di tutta la Dutch Design Week. Non i prodotti quindi, male idee, i pensieri. Il design, insomma, nella sua forma più pura, nobile e antica. Quella del progetto. Per supportare queste visioni, all’interno dell Festival sono state istituite 7 “ambasciate”, che hanno lo scopo di raccogliere i progetti migliori nel loro campo. Embassy of Food, Embassy of Health, Embassy of Intimacy, Embassy of Climate action, Embassy of Urban transformations, Embassy of dat e per finire, l’Embassy of robot love.

Niente archistar, per una volta. Solo le idee di tanti giovani designer, spesso in collaborazione con le migliori università, che provano a posare un mattoncino dopo l’altro. E quando sono così tanti, credetemi, fanno effetto!

W come Wearable design

Il design da indossare. Nuovi tessuti, nuove fibre ricavate da piante, da scarti alimentari o da materiali riciclati. Nuove tipologie di abiti pensati per usi sempre più estremi. Vestiti connessi e interattivi, magari stampati in 3D. Questo è uno dei grandi temi di ricerca sviluppati a Eindhoven.

Z come Zentrum

Il centro di Eindhoven accoglierei un’altra grande parte degli eventi. Non così raggruppati come nello Strijp, ma perfettamente inseriti fra architetture storiche e quelle moderne che si alternano nella città olandese. Tra questi il Temporary Art Centre (TAC), la Kaserne, La Design Academy (vedi lettera D), il Philips Museum, il “The Student Hotel” Vedi lettera H)

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