Considerazioni dalla fiera di Colonia

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Sto scrivendo dall’aeroporto di Colonia, caffè Starbucks, e sono le 5 del mattino. Torno a Milano dopo tre giorni di fiera. Contento di esserci andato anche perché, finalmente, ho ridimensionato la “mitica” Colonia.

Non so la ragione, ma questa fiera mi incuriosiva tanto e un po’, lo ammetto, mi intimoriva…

Forse perché ne sentivo tanto parlare quando, giovane giornalista, guardavo i colleghi più “anziani” partire per le fiere europee, Parigi, Francoforte e soprattutto Colonia, che allora sembrava essere la madre di tutte le fiere…

E così quest’anno, invece di andare di nuovo a Parigi-Maison Objet (ma chi sono quei geni che sovrappongono le date delle due fiere?) ho preso la mia decisione: vado a Colonia.

Arrivo in una città buia, fredda e innevata, ma per fortuna mi accoglie un B&B che sembra uscire dalle pagine di “the World of Interior” (a 37 euro a notte!).

Il primo giorno affronto la fiera. La pianta (gigantesca!) preannuncia un programma impegnativo ma, abituato come sono a macinare fiere da più di 20 anni, non mi lascio intimorire. Alle 9 e 30, puntuale, parto.

La sorpresa e la delusione crescono di pari passo. Mi accorgo di passare i padiglioni ad uno ad uno senza che la mia attenzione sia catturata da qualcosa di interessante, senza mai chiedere informazioni né raccogliere cartelle stampa. Mi dimentico perfino di fare le foto. In poco più di un’ora ho già “battuto” 11 padiglioni… Possibile che la fiera di Colonia sia tutta così, un design né bello né brutto, un design anonimo e un po’ tutto uguale, un design da grande magazzino di lusso?

Soli due padiglioni ( il 3  e l’11) si mostrano all’altezza. Belli, interessanti, vari: a far la parte del leone, le tante aziende italiane (non è un caso che mediamente il 50-70% del fatturato lo facciano all’estero…).

A proposito di italiani, al padiglione 3 incontro per caso Matteo Ragni e Luca Nichetto (designer ospite di quest’anno, al quale la fiera ha affidato un importante progetto). Ci concediamo quattro chiacchiere e con loro trascorro l’ora più piacevole rilassante della giornata.

Il giorno successivo mi dedico al fuorisalone consapevole ormai che le “design week” europee non sono nemmeno lontanamente comparabili con quell’allegra bolgia di vita, passione e creatività che anima Milano nei giorni della fiera. Così senza aspettarmi nulla parto e, come immaginavo, me ne torno in albergo dopo una lunga giornata interessante ma senza grandi emozioni. Spiccano, come al solito, i giovani designer che, in ogni parte del mondo, mostrano la loro grande creatività e la voglia di emergere. Da segnalare il “bunker” allestito dalla Facoltà di Design di Aachen, la Designers Fair e la “Hochschulforum” (un incontro tra 15 facoltà di design tedesche in una vecchia architettura industriale), tutti nel vivace “Design Quartier” di Ehrenfeld.

Morale. Se a Parigi, Londra e Stoccolma torno sempre volentieri, a Colonia sono contento di esserci stato ma non credo che ci tornerò tanto presto. Deve prima passare questo retrogusto di delusione con cui sto rientrando ma sono convinto che la fiera di Stoccolma di febbraio, alla quale torno sempre volentieri, saprà darmi un sapore nuovo!

www.imm-cologne.com

 

 

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